Descrizione
Nelle Rose del ventennio i micidiali esemplari sono del tempo del fascismo, figurine che scorrono a fare una specie di storia intima del regime di antologica efficacia.
«Essere ridicoli non esclude l’essere pericolosi, lo sappiamo. Vale anche l’inverso, temo, e il fascismo, quei venti e più anni passati a ubbidire, quella parabola spaventosa da folklore mascelluto a tragedia della Storia, ne è dimostrazione farsesca e straziante.» – Alessandro Robecchi, Il Fatto Quotidiano
Uno strano destino – ma non insolito in un paese di poca memoria come Sciascia diceva essere il nostro – coinvolge la fortuna letteraria di Gian Carlo Fusco. Scrittore apprezzato dai molti che l’abbiano letto, giornalista di memorabili cronache, non compare nelle enciclopedie e nelle storie della letteratura. Eppure, tre dei suoi libri almeno, “Duri a Marsiglia”, “Guerra d’Albania”, e questo “Le rose del ventennio” (pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Cinquanta), sono di quelli dotati del potere di incidere, con l’efficacia del proverbiale, ricordi deliziosi e deliziati, che la vita quotidiana risuscita di continuo nonostante il passare del tempo e per quanti cambiamenti trascorrano negli ambienti e nella storia.





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