Il conte di Montecristo

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Titolo: Il conte di Montecristo
Autore: Alexandre Dumas
Editore: Einaudi
Pagine: 1238
Data di pubblicazione: marzo 2015

Descrizione

«Ecco perché, con i tuoi personaggi vigorosi, allegri, brillanti, intrepidi, generosi, pronti a servire fino alla morte le cause più nobili, i sentimenti più elevati, appassioni sempre più le masse da oltre mezzo secolo; ecco perché, nonostante tutte le scuole, tutte le estetiche, tutte le discussioni più o meno sincere, tutte le parzialità e le calunnie fra cui si dibatte la letteratura attuale, sei diventato, resti e resterai lo scrittore più appassionante, il romanziere più popolare nel senso migliore del termine, non soltanto della Francia, ma del mondo intero.» Da una lettera di Alexandre Dumas figlio al padre

«“Il conte di Montecristo” è senz’altro uno dei romanzi più appassionanti che siano mai stati scritti e d’altra parte è uno dei romanzi più mal scritti di tutti i tempi e di tutte le letterature.» – Umberto Eco

Ha centottant’anni, ma non perde un colpo. Pubblicato a puntate fra l’agosto 1844 e il gennaio 1846 sul “Journal des Débats”, mentre Dumas lo stava ancora scrivendo (con l’aiuto di un ghost-writer, Auguste Maquet), senza sapere nemmeno lui come l’avrebbe concluso, e intanto metteva in cantiere altri due o tre romanzi, “Il conte di Montecristo” ha lasciato, e lascia tuttora, col fiato sospeso folle di lettori di ogni estrazione sociale e di ogni paese. Nessun romanzo, forse, ha avuto tante edizioni (settantasei solo in Italia, già dal 1846), tanti adattamenti cinematografici (il primo nel 1922) e televisivi; è diventato un musical, un fumetto con Paperino, è stato immortalato sulle figurine Liebig e condensato nelle strisce della Magnesia San Pellegrino; oggi ispira la serie americana “Revenge”. Tutti quindi possono dire di conoscerne almeno a grandi linee la trama e il protagonista, anche chi non lo ha mai letto. Ma non c’è trasposizione, necessariamente lacunosa, data la mole del romanzo, che valga il godimento di aprirlo e rimanere intrappolati senza scampo nel suo inesorabile ingranaggio narrativo, che funziona sempre anche se si sa già come andrà a finire la vicenda. I suoi stessi difetti, le ripetizioni, le digressioni, le zeppe, sono funzionali al piacere della lettura.

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