Descrizione
Gli anni cupi stavano per arrivare, a presentare il conto di tutta quella gioia di vivere nell’incoscienza del futuro, tra fiumi di alcol e scazzottate notturne. Avrei passato anch’io, come tutti, i miei anni di fughe, miseria e incontri clandestini. Avrei atteso l’alba della grande vittoria, le speranze di un nuovo inizio, e il premio Nobel conferito a Hem alla fine di una carriera lunga e produttiva. Ma quella mattina, seduto al freddo sui gradini di Montmartre, non avevo alcuna idea di ciò che mi attendeva.
«Angelo Petrella non fa sconti e in ogni romanzo ci regala la sottile magia di girare pagina col cuore in gola per quello che potrà accadere». – Maurizio de Giovanni
«I suoi sono noir taglienti dal ritmo indiavolato». – Giancarlo De Cataldo
«Petrella è abilissimo nel costruire romanzi secondo i tempi di una tragedia greca classica». – Luca Crovi
Parigi, 1929. È un mattino di una primavera letargica e insolitamente fredda quello in cui il giovane Marcel, agente semplice di polizia e aspirante scrittore, è costretto a interrompere la sua ronda. Le grida di una donna che provengono da un vecchio palazzo popolare non possono essere ignorate e lo zelante novellino, insieme al suo collega, deve intervenire. Ma una volta sedata la lite furibonda tra un uomo e la sua cocotte, qualcosa trattiene Marcel: un gatto che gratta contro una porta chiusa e un odore dolciastro che filtra dalla soglia. Dietro quella porta, li accolgono una musica jazz che suona a vuoto e il corpo senza vita di una donna. Per i piani alti, il caso andrebbe archiviato come suicidio, anche se per Marcel troppe sono le incongruenze, troppo poco credibile la lettera d’addio, per tacere del volto esangue e magnetico di quella donna che gli chiede giustizia. Deciso a indagare da solo, si ritrova invischiato nella Parigi pulsante e scapestrata – tra atelier fumosi e caffè letterari, spettacoli sabotati dai surrealisti e lunghe notti per familiarizzare con le anime belle e inquiete di Man Ray e James Joyce, Kiki de Montparnasse e Henry Miller, Luis Buñuel e Zelda Fitzgerald. E poi c’è Ernest Hemingway, coi suoi baffoni, il viso bonario e lo sguardo indecifrabile, che ha mentito sul suo rapporto con la vittima: l’indiziato perfetto, se non fosse per quell’aura da scrittore affermato che colpisce Marcel proprio nel suo punto debole. Mentre la città danza sull’orlo degli anni Trenta ignara della catastrofe incombente, Marcel capisce che quello che sta seguendo è solo un filo nella trama di una ossessione letale. E che i nostri miti possono nascondere segreti oscuri, punti ciechi che non siamo disposti a illuminare.






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