I morti non mi sono mai piaciuti

20,00

Autore: Giuseppe Fusari
Editore: Neri Pozza
Pagine: 320
Data di pubblicazione: giugno 2026

COD: 9788854534919 Categorie: , , Tag: ,

Descrizione

Libro vincitore del Premio Neri Pozza

In questo giallo, dove l’arte è scenografia e prim’attrice, Giuseppe Fusari racconta attraverso un indimenticabile protagonista i vizi di un piccolo mondo che giudica, nasconde, intrallazza, talvolta uccide. Così il desiderio di giustizia spinge il commissario Alessandri nelle zone cieche dell’animo umano per trasformarsi in qualcosa di più intimo e sconvolgente: la ricerca di sé.

Non mi sono mai piaciuti i morti. Soprattutto quelli ammazzati. Quelli presi di sorpresa. Sui loro visi rimane un velo di sgomento. L’espressione irrigidita si stampa nel reticolo delle rughe. Dentro l’ultima contrazione involontaria. Nella sensazione di impotenza. Consuma l’istante. Lo brucia. Lo divora. Non ci sarà più un dopo.

«Fusari riesce a catturare l’attenzione con l’impiego di un linguaggio serrato e ironico, divertito e divertente. E il lettore sta volentieri al gioco, che si rivela un perfetto meccanismo costruito con notevole abilità». – Wanda Marasco

«Qui c’è lingua, e capacità di gestire scene e personaggi. Un autore consapevole, che ha confidenza con la materia che racconta e con il modo che ha scelto per raccontarla». – Andrea Tarabbia

Sembra addormentato l’uomo seduto a terra contro un ippocastano del viale, circondato da un marasma di foglie e rami spezzati dal nubifragio della notte precedente. Ma non dorme, è stato ucciso altrove, con ferocia, e spostato lì dove la pioggia ha lavato via ogni indizio. Agli agenti basta poco per riconoscere in quel corpo Riccardo Mazza, noto storico dell’arte e curatore di una mostra su trenta capolavori ritrovati inaugurata in pompa magna appena poche ore prima. A occuparsi del caso è il commissario Amedeo Alessandri, che di una vittima celebre come quella farebbe volentieri a meno. Come avrebbe fatto a meno di partecipare all’inaugurazione dove ha stretto la mano proprio all’uomo che ora giace, composto e senza vita, di fronte a lui. Lui che da vent’anni non ha più aperto un libro d’arte, non ha più guardato un dipinto, un catalogo; vent’anni trascorsi dalla morte di un altro stimato storico dell’arte, suo padre. Ma in quest’indagine ci sono altri elementi a turbare il commissario: il medico legale gli ha fatto sapere che il cadavere è istoriato con la parola falso, tatuata ovunque centinaia di volte, ossessivamente, con l’unica eccezione della testa e delle mani. E poi, nell’appartamento della vittima, vuoto come la cella di un monaco, viene rinvenuto un reperto che lo riguarda, destinato a far sanguinare vecchie ferite di un passato che non passa.

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