Descrizione
Un libro sul peso dell’eredità, le violenze subite dalle donne, la psichiatria nella seconda metà del Novecento e la realtà di una famiglia borghese apparentemente ordinaria, ma piena di segreti.
«I parenti mi verranno a cercare incuriositi, un po’ sospettosi: Allora, pare che tu stia facendo ricerche su Betsy? Non diranno mai: sulla mamma, su mia nonna, su mia sorella. Diranno sempre: su Betsy. Ma per adesso Betsy è un nome che non si pronuncia. So che nell’istante in cui avrò estratto questo nome dal silenzio, con il gesto secco del palombaro che tira il tubo che lo collega alla superficie quando gli viene a mancare l’ossigeno, qualcosa sarà cambiato.»
«Il libro più impressionante e vertiginoso dell’anno». – Le Nouvel Obs
«Per restituire a Betsy un corpo e una storia, Adèle Yon buca il silenzio con la sua voce piena di rabbia, perché la storia di Betsy riguarda la sua stessa sopravvivenza». – Le Monde
«La ferocia del dominio maschile esercitato sul corpo e sulla mente delle donne vi sconvolgerà». – Libération
Una ricercatrice, ossessionata dalla paura di impazzire, intraprende un’indagine per rompere il silenzio che avvolge la storia della sua bisnonna Elisabeth, detta Betsy — una donna dichiarata schizofrenica e sottoposta a lobotomia negli anni ’50, una delle prime in Francia. Di lei nessuno parla: i figli hanno sempre taciuto, i nipoti ignorano quasi tutto di lei. Attraverso lettere, archivi ospedalieri e interviste ai discendenti, Adèle Yon ricompone l’esistenza di una donna brillante e ribelle, troppo viva per il suo tempo. Andata in sposa a un uomo rigido, autoritario e crudele, che mal sopporta la sua indipendenza, Betsy viene prima sottoposta a una serie di elettroshock, poi lobotomizzata e infine rinchiusa in un istituto psichiatrico, dove trascorre diciassette anni tentando invano di fuggire.






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